Birre Imperiali

01/12/2010 § Lascia un commento



Di ritorno dopo cinque mesi trascorsi in Portogallo a fare il contadino, mi aspettavo che mi si rivolgessero domande su com’è la vita in campagna, sullo stile di vita, la lingua e la cultura di un paese straniero.
Invece no. la domanda più frequente che gli amici mi hanno posto è stata:
“Com’è la birra in Portogallo?
Che io, lo ammetto, ci son rimasto abbastanza male. Pensavo di poter dissertare sulle qualità della vita contadina contrapposta a quella di città, sulla semplicità di un popolo ancora non del tutto fagocitato dalla modernizzazione, sulla maestosità dell’oceano e sulle qualità di quel meraviglioso sistema di coltivare la terra chiamato permacultura.
Che secondo me a Neil Armstrong non gli han mica chiesto com’era la birra sulla Luna, o magari gliel’hanno anche chiesto ma non l’han fatto sapere troppo in giro per non intaccare l’aurea scientifica della missione.
Comunque, visto che vi interessa tanto, sappiate che la birra in Portogallo è buona e soprattutto è molto economica. Se evitate i posti turistici, una bottiglia da 33 cl di Sagres, Super Bock o Cristal, le principali birre nazionali, la pagate 80 centesimi, meno che da Paolone a Lecce.
Ma La cosa più bella è che anche in questo campo emerge la la sobrietà portoghese. Qui sono diffuse e apprezzate le bottiglie di birra mini, da soli 25 cl e le birre alla spina piccole vengono sontuosamente chiamate “imperiàl”.
Ecco, la meraviglia della modestia portoghese sta tutta qui, nel sentirsi trattati come un imperatore anche davanti ad una birra piccola.

Olhão – Bairro dos Pescadores

15/11/2010 § Lascia un commento

Memorie #4 – Alluvioni mediatici

20/09/2010 § Lascia un commento

26 febbraio 2010
L’avrete saputo: c’è stato un tremendo un alluvione a Madeira, una quarantina di morti, 600 senzatetto e distruzione per grandi e piccini.
Madeira è sì amministrativamente parte del Portogallo, ma è una capocchia di lava in mezzo all’Atlantico, talmente lontana da qui che si trova in un fuso orario diverso.
Ma basta la parola “Portogallo” per mettere tutti in allarme e pensare – o sperare – che morte e distruzione possano aver colpito anche me.
Le mamme, la mia e quella di Gil, subito a telefonare preoccupate, e non solo le mamme a dire il vero.
Io l’ho sempre sostenuto: le notizie di cronaca sono inutili, anzi, dannose.
Che ti portano in casa informazioni di posti lontani che se non le sai decifrare fai solo della gran confusione, che una cosa è il mondo e un’altra la sua rappresentazione mediatica.
Che Madeira fino all’altro giorno la maggior parte della gente non l’aveva neanche mai sentita nominare e la sua vita procedeva benissimo lo stesso.
Che uno c’ha già tanti pensieri per la testa che non si vede perchè debba preoccuparsi anche di un isoletta in mezzo all’oceano, saran poi cazzi loro dico io.
Che poi a quelli di Madeira non glien’è mai fregato niente di quella volta che io son rimasto a piedi con la macchina in autostrada, faccio per dire. Ognuno per sé etc etc…
Che comunque qui in Portogallo, sulla terraferma, l’evento ha shoccato l’intera nazione, che per loro gli abitanti di Madeira sono portoghesi a tutti gli effetti.
Che una tragedia del genere non era mai accaduta prima d’ora, che il governo ha proclamato tre giorni di lutto e maggioranza e opposizione solidali per affrontare l’emergenza e il presidente della repubblica in visita e il concerto dei cantanti per raccoglier fondi.
Che io quando ho visto le immagini in tv delle strade trasformate in fiumi con la forza dell’acqua che trascinava via le auto e le case distrutte e le montagne di fango e la gente che piangeva mi son sentito a casa, che ‘sta roba qui in Italia l’abbiam già vista tante volte, in fatto di terremoti, alluvioni, frane, allagamenti, esondazioni e disastri assortiti abbiam pochi rivali, tant’è che il capo della protezione civile è una star.
Che Maria era sconvolta nel vedere ‘ste immagini e io non facevo una piega e anche Gil le guardava che si vedeva benissimo che non gliene fregava niente neanche a lui e col suo aplomb nordico di fronte alle immagini di una ruspa che girava per le corsie di un supermercato spalando fango e scatolame ha commentato ridendo:
“Sembra il nostro armazem!”
Che l’armazem sarebbe il ripostiglio degli attrezzi, che c’era dentro tanto di quel ciarpame che per pulire il pavimento abbiam dovuto usare la pala.
Che è stata la battuta più bella della settimana secondo me.
Che poi col celebre canale di scolo che ho scavato col sudore della mia fronte che mi colava sugli occhiali cose così non potranno mai accadere qui, e anche se succedessero abbiamo il Portaro, anche se è spento, ma secondo me galleggia e ci salviamo.

Individualismo di gruppo

28/07/2010 § 1 Commento

Festa de Lisboa

20/07/2010 § Lascia un commento

“Lisbona appartiene a quel tipo di portoghesi che dopo aver scoperto l’India rimasero senza lavoro e così, dopo una vita avventurosa, tra naufragi e conquiste che durarono due secoli, si ritirò timidamente in casa dove ora passa il tempo facendo la maglia e canticchiando il fado.” (Fernando Pessoa)

Ogni primavera però i santi del popolo bussano alla sua porta e Lisbona, vecchia signora sempre bambina, indossa abiti dai colori sgargianti, balla per strada e mangia sardine grigliate.
Il 13 giugno è Santo Antonio, patrono della città, che è poi lo stesso che in Italia chiamiamo Sant’Antonio da Padova, solo che a tutti gli effetti nacque a Lisbona, ma i Portoghesi son gente tranquilla e non perdono tempo a rivendicare la natalità di un santo, anche perché hanno ben di meglio da fare: divorare quantità enormi di sardinhas assadas, cioè sardine alla griglia
Sarà che il pesce è un simbolo della cristianità, sarà che celebrare un santo con delle processioni è veramente noioso, sarà che è buona, ma la sardina è la vera protagonista della festa.
Si fotta il santo (che tanto è morto) e si gridi tutti insieme: Viva a Sardinha!
Colonne di fumo salgono da ogni angolo del Bairro Alto e dell’Alfama, e dove c’è fumo c’è una delle migliaia di sardine che questa notte vengono abbrustolite. Le si mangia così, semplicemente appoggiate su un pezzo di pane. C’è chi si preoccupa di aprirla per toglierle la lisca, chi non mangia la testa e chi, come me, se ne frega e se la mangia tutta intera. Buona!
Si vende da bere e da mangiare semplicemente dalla porta di casa che dà sulle strade affollate di gente festante.
Qualcuno poggia due casse sul balcone e spara musica innescando danze nella strada: per alcuni, resistere è praticamente impossibile.

Deserto Giallo

17/07/2010 § Lascia un commento

Da qualche parte nell’Alentejo

Torri Piezometriche #3

14/07/2010 § Lascia un commento

La torre piezometrica di Èvora svetta imponente tra la stazione di polizia e i resti del tempio romano. Come le compete, è nel punto più alto della città.
Vedi che te lo dicevo che il Portogallo è il posto per eccellenza delle torri piezometriche: non solo le loro slanciate sagome dominano il paesaggio, ma ci si preoccupa persino di dotarle di targhe bilingue che ne illustrano il fondamentale ruolo in ogni acquedotto che si rispetti.

didascalia piezo

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