Nell’orto di carta

18/08/2011 § 6 commenti

Un cantiere in un prato tra le macerie di una casa. Una tenda, una roulotte e un capanno in lamiera. Questo è tutto ciò che vedo arrivando all’Orto di Carta.
Orto di Carta é un’associazione per la sperimentazione e diffusione di un’agricoltura di sussistenza e scambio basata sui principi della Permacultura e dell’agroecologia che avrà sede a Lessolo nei pressi di Ivrea. Avrà sede significa che la sede non esiste ancora: sarà una casa costruita con la tecnica delle balle di paglia, con tutti i problemi burocratici che comporta l’utilizzare tecniche e materiali che la legislazione italiana ancora ignora.
Orto di Carta è anche un blog che tratta i suddetti temi senza dogmi, con intelligenza, competenza interdisciplinare e soprattutto molta ironia.
Insomma, se in Italia troppo spesso le persone che si occupano di agricoltura naturale sono dei fricchettoni o dei cialtroni imbevuti di patetica pseudo-spiritualità, l’approccio di Nicola – che è la persona che è alla guida dell’associazione – si allinea perfettamente col mio pensiero di materialismo spirituale, un apparente ossimoro che chi crede nel potere delle vibrazioni emesse dai cristalli non potrà mai ambire di comprendere.
Uno che nel suo blog scrive frasi come "Potrei dire che cerchiamo l’unione con Gaia, la madre terra e le sue energie più sottili, se riuscissi a mantenere un’espressione seria mentre lo dico e se il nespolo riuscisse a dissimulare l’imbarazzo di fronte a questa mia affermazione" non lascia dubbi: ho finalmente trovato qualcuno in grado di insegnarmi qualcosa senza per forza tirare in ballo le scie chimiche, le profezie dei guerrieri di Atlantide e teorie complottiste di ogni genere.

La sistemazione è spartana: si dorme in una tenda, si cucina con una rocket stove autocostruita, ci si lava come si può e si vive tutto il tempo all’aperto diventando cibo per le zanzare. Se tutto questo non vi spaventa – e secondo me non c’è nessun motivo per cui dovrebbe farlo – allora potrete mettervi comodi (si fa per dire) e godervi lo spettacolo che ogni giorno Nicola prepara per voi. Uno sciame di parole vi intratterrà posandosi ininterrottamente sui temi dell’agricoltura naturale così come sul cinema, sulla musica e sulla letteratura, sempre con un approccio allegro, intelligente e avvincente. Se vi lasciate trasportare, non vi sorprenderete se poi per fare l’orto utilizzerete attrezzi inusuali come l’avvitatore, il piede di porco e il fuoco. E anche molto caffè.
Le giornate trascorrono con ritmi messicani: sembra sempre di non star facendo niente eppure le cose compaiono qua e là. Ne trovate un resoconto e qualche foto qui http://www.ortodicarta.eu/teslavive/vacanze-estive/

Tra i momenti memorabili va sicuramente annoverato il viaggio di 30 km a bordo di questo inusuale veicolo:

Si tratta di un chicken tracktor caricato sul furgone per essere traslocato: si noti la finezza dell’abbinamento di colori tra il pollaio mobile e il furgone, nonché la polena a forma di testa di gallina. Le facce della gente nel vederci transitare a bordo di questa Batmobile per polli le lascio immaginare a voi.

Una fattoria per il futuro

22/12/2010 § Lascia un commento

Quello che vi volevo raccontare sul Portogallo – che non coincide affatto con tutto quello che c’era da raccontare – oramai ve l’ho raccontato.
Dunque, in attesa delle mie nuove avventure previste per marzo, vi tocca subirvi le mie elucubrazioni su quella che è la mia nuova passione: la permacultura.
Per cominciare, se avete voglia di investire un’ora del vostro prezioso tempo, qui c’è un bel documentario che illustra come l’agricoltura intensiva non potrebbe esistere senza il petrolio, di quanto sia inquinante e di come renda sterile il terreno.
Una possibile alternativa è proprio la permacultura, della quale si illustrano i principi base.
Buona visione.

Il rifugio dell’anima

07/12/2010 § Lascia un commento

“Mentre le scene agresti di un tempo vengono spazzate via dall’ondata della modernizzazione, dobbiamo chiederci sinceramente se saremo in grado di affrontare la scomparsa dello spirito estetico dei nostri antenati contadini, che consideravano il riso come il rifugio della loro anima ed osservavano estasiati le centinaia di lune che si riflettevano nelle centinaia di campi di riso.”

(Masanobu Fukuoka)

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