Olhão – Bairro dos Pescadores

15/11/2010 § Lascia un commento

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Olhão – Murales

12/11/2010 § Lascia un commento

Le ragazze di Olhão

28/06/2010 § Lascia un commento

Davanti alla moderna costruzione dell’Auditòrio Municipal de Olhão è rimasta una vecchia ciminiera: all’ultimo piano vi abita una cicogna.
Se ne sta là lassù, pettinata dal vento, a guardare il panorama e di tanto in tanto fa uno svolazzo verso il mare.
Ad Olhão ci sono altre vecchie ciminiere, tutte abitate, e fermarmi ad osservarle è diventata la mia attività preferita.
Abitare così in alto dev’essere bello ma anche scomodo, chissà che noia quando ti cade giù un asciugamano.
Gli piace stare in alto alle ragazze, sui lampioni, sulle chiese, sui tralicci delle antenne, sui comignoli naturalmente.
E gli piace stare il città alle ragazze, che qui in campagna non ce n’è neanche una.


C’è una scuola elementare con ai lati due lunghi comignoli abitati da due coppie, che dev’essere proprio bello per un bambino crescere all’ombra di un nido di cicogna e se su quei comignoli ci fossero stati dei cani non sarebbe stata la stessa cosa, ne converrete anche voi.
Li devono avere fatti apposta quei due comignoli così alti, che le cicogne non sanno resistere alla tentazione, che se vuoi catturare una cicogna ti basta costruire un comignolo alto che arriva subito, è più forte di lei.
Però si vede che non ci sono abbastanza comignoli – crisi degli alloggi – e allora fan dei nidi un po’ dappertutto, sui lampioni, sulle chiese, sui tralicci delle antenne – l’ho già detto – che hanno fatto il nido anche su due alberi altissimi che quando tira il vento, che qui tira per davvero, chissà che rumba là in cima.
E mentre noi guardiamo in alto e diciamo “vé quante cicogne”, sicuramente loro guardano verso il basso e dicono “vè quanti uomini”, che se volessero ci cagherebbero in testa, ma non lo fanno che sono educate.

Sapataria Atomica

01/05/2010 § Lascia un commento

In centro ad Olhao c’è un negozio di scarpe chiamato Sapataria Atomica.
Forse vendono scarpe con suola antiradiazioni che – chissà – il Portogallo è un paese povero e forse si fa pagare per ospitare le scorie nucleari dei paesi ricchi e io non lo sapevo ma è pieno di uranio dappertutto e le normali scarpe antinfortunistica non bastano più.
Comunque sia, mi ha fatto venire in mente un negozio di fotografia di Fabbrico dal nome altrettanto roboante: Fotoniko, che non so se sia un omaggio alle particelle che rendono possibile il lavoro del fotografo o più semplicemente il proprietario si chiama Niko.

Fermare il tempo

22/04/2010 § Lascia un commento

Fino a pochi giorni fa non possedevo una macchina fotografica, che nella mia vita son sempre andato a scrocco usando quella di famiglia o quella delle morose.
Come se non bastasse, un anno e mezzo fa ho incidentalmente cancellato tutto il contenuto del mio hard disk, comprese centinaia di foto, ma son sopravvissuto lo stesso.
Il colpo fatale alla mia carriera di fotografo lo diede però Tonino Guerra, che in un intervista raccontò di quella volta in Uzbekistan che lui e Michelangelo Antonioni stavano viaggiando sul cassone di un camion sul quale ad un certo punto salirono tre santoni dalla lunga veste bianca.
Rimasero silenziosi per tutto il viaggio, poi quando scesero Antonioni scattò loro una Polaroid, gliela consegnò, ma questi gliela restituirono subito dicendogli:
“Perché fermare il tempo?”
E a me ‘sta cosa colpì molto e per anni non ho fatto foto e non ne ho voluto sapere di comprarmi una fotocamera, che metti te che fermo il tempo e poi succede come col Portaro che non riparte più.
Poi ho notato che tutti continuavano a fare foto ma che il tempo non si fermava, e allora ho mandato a cagare i tre santoni, Tonino Guerra e anche Antonioni – che tanto è morto – e mi sono comprato una macchina fotografica, così ho anche un’arma in più per vessarvi.
La prima foto che ho scattato in Portogallo è questa:

che voi direte che era meglio prima, quando non avevo la macchina fotografica.
Ma questa foto ha un perché: è la prima immagine che ho avuto di Olhao, così come la si vede arrivandoci da Quelfes ove abito, e a me colpì molto per via dell’enorme torre piezometrica dell’acquedotto che è spropositatamente più alta di tutti gli edifici circostanti.
Le torri piezometriche sono dei serbatoi che servono a far sì che l’acqua, per via del principio dei vasi comunicanti, arrivi fino all’ultimo piano di tutte le case , quindi devono essere un po’ più in alte della casa più alta della città.
Diamine – mi son detto – han voluto star sul sicuro gli ingegneri dell’acquedotto di Olhao che han costruito ‘sta torre che svetta altissima sul profilo della città.
Poi ho capito che quell’altezza è giustificata da un quartiere che sorge fuori dalla foto, a destra, sopra un’altura, dunque l’altezza delle case sommata a quella del colle ove sorgono le rende alte suppergiù come la torre.
Questa piccola lezione di idraulica – materia nella quale non ho nessuna competenza – ci serve perchè di torri piezometriche mi sa che ve ne farò vedere molte, che – non so perchè – sono la mia ossessione.
La seconda cosa che mi ha colpito è stata questa, pochi metri più avanti:

un piccolo capolavoro di umorismo concettuale, con la scritta “Una porta sempre aperta” e la vetrata rotta, forse qualcuno ha trovato la porta chiusa e non l’ha presa molto bene.

A dispetto di questo esordio di suburbana umanità, Olhao si è dimostrata una città piena di fascino.
Dalle intime stradine del quartiere dei pescatori fino ai capannoni decadenti rallegrati dai murales, le cicogne osservano silenziose chi è propenso alla deriva psicogeografica.
La cosa migliore da fare ad Olhao è vagare senza meta, scegliendo istante per istante la direzione da prendere, lasciandosi influenzare dall’atmosfera dei luoghi, trovando ciò che nessuna guida turistica vi indicherà mai, perché certi posti hanno un significato speciale soltanto per voi.

Meglio del teletrasporto

19/04/2010 § Lascia un commento

Stando alle statistiche, che li vedono in vetta in quanto a numero di incidenti stradali, i Portoghesi sono tra i peggiori autisti d’Europa.
La stravagante teoria di Gil per spiegare questo fenomeno è che i portoghesi sono il popolo europeo che va a letto più tardi la sera, dunque al mattino si alzano in ritardo e poi devono correre con l’auto per arrivare puntuali al lavoro, aumentando così la probabilità di causare incidenti. Ma mi faccia il piacere!
In compenso qui gli automobilisti hanno una sorprendente tendenza nordica a dare la precedenza ai pedoni e in centro ad Olhao basta affacciarsi alle strisce che si fermano immediatamente.
Io non ci sono abituato e a volte, mentre son lì che sto pensando ai fatti miei in prossimità delle strisce, un’auto si ferma anche se io non volevo passare, allora io attraverso lo stesso come forma di cortesia nei confronti dell’automobilista che ha arrestato una tonnellata di acciaio per far passare 70 kg di carne.
Solo che poi, per andare dove volevo andare, devo tornare ad attraversare la strada in senso opposto e altre auto si fermano cedendomi il passo.
Questa scena si ripete varie volte e fa si che quando mi aggiro per Olhao il traffico sia piuttosto rallentato. La polizia comincia a guardarmi con sospetto.
Che poi, dal punto di vista energetico, è una cazzata dar la precedenza a chi vien da destra o a chi è sulle strisce. La precedenza deve averla chi ha la massa maggiore perché maggiore sarà lo spreco di energia nel fermare il veicolo e farlo ripartire.
Quindi i pedoni, leggeri, agili e con grande efficienza energetica, dovrebbero essere gli ultimi ad avere la precedenza e i camion dovranno avere la precedenza sulle auto e queste sulle moto. Insomma, vince il più grosso.
E poi, avete mai visto un treno lanciato ai 200 all’ora fermarsi per dar la precedenza ad un pedone?
Un treno lanciato ai 200 all’ora, quando vede un pedone, lancia un fischio pauroso che lo paralizza e TATAM TATAM, TATAM TATAM ne fa carne per hamburger.

Da quando ho scoperto che sul treno della linea costiera dell’Algarve si può caricare comodamente e gratuitamente la bici, ho nominato l’accoppiata treno+ bici come “Migliore mezzo di trasporto di tutti i tempi”, persino migliore del teletrasporto.
Primo perché col treno puoi vedere il paesaggio, secondo perché, se sbagli le coordinate, col teletrasporto rischi sempre di materializzarti in mezzo ad un muro e di arrivare agli appuntamenti in ritardo e con la giacca piena di calcinacci.

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