Sapataria Atomica

01/05/2010 § Lascia un commento

In centro ad Olhao c’è un negozio di scarpe chiamato Sapataria Atomica.
Forse vendono scarpe con suola antiradiazioni che – chissà – il Portogallo è un paese povero e forse si fa pagare per ospitare le scorie nucleari dei paesi ricchi e io non lo sapevo ma è pieno di uranio dappertutto e le normali scarpe antinfortunistica non bastano più.
Comunque sia, mi ha fatto venire in mente un negozio di fotografia di Fabbrico dal nome altrettanto roboante: Fotoniko, che non so se sia un omaggio alle particelle che rendono possibile il lavoro del fotografo o più semplicemente il proprietario si chiama Niko.

Fermare il tempo

22/04/2010 § Lascia un commento

Fino a pochi giorni fa non possedevo una macchina fotografica, che nella mia vita son sempre andato a scrocco usando quella di famiglia o quella delle morose.
Come se non bastasse, un anno e mezzo fa ho incidentalmente cancellato tutto il contenuto del mio hard disk, comprese centinaia di foto, ma son sopravvissuto lo stesso.
Il colpo fatale alla mia carriera di fotografo lo diede però Tonino Guerra, che in un intervista raccontò di quella volta in Uzbekistan che lui e Michelangelo Antonioni stavano viaggiando sul cassone di un camion sul quale ad un certo punto salirono tre santoni dalla lunga veste bianca.
Rimasero silenziosi per tutto il viaggio, poi quando scesero Antonioni scattò loro una Polaroid, gliela consegnò, ma questi gliela restituirono subito dicendogli:
“Perché fermare il tempo?”
E a me ‘sta cosa colpì molto e per anni non ho fatto foto e non ne ho voluto sapere di comprarmi una fotocamera, che metti te che fermo il tempo e poi succede come col Portaro che non riparte più.
Poi ho notato che tutti continuavano a fare foto ma che il tempo non si fermava, e allora ho mandato a cagare i tre santoni, Tonino Guerra e anche Antonioni – che tanto è morto – e mi sono comprato una macchina fotografica, così ho anche un’arma in più per vessarvi.
La prima foto che ho scattato in Portogallo è questa:

che voi direte che era meglio prima, quando non avevo la macchina fotografica.
Ma questa foto ha un perché: è la prima immagine che ho avuto di Olhao, così come la si vede arrivandoci da Quelfes ove abito, e a me colpì molto per via dell’enorme torre piezometrica dell’acquedotto che è spropositatamente più alta di tutti gli edifici circostanti.
Le torri piezometriche sono dei serbatoi che servono a far sì che l’acqua, per via del principio dei vasi comunicanti, arrivi fino all’ultimo piano di tutte le case , quindi devono essere un po’ più in alte della casa più alta della città.
Diamine – mi son detto – han voluto star sul sicuro gli ingegneri dell’acquedotto di Olhao che han costruito ‘sta torre che svetta altissima sul profilo della città.
Poi ho capito che quell’altezza è giustificata da un quartiere che sorge fuori dalla foto, a destra, sopra un’altura, dunque l’altezza delle case sommata a quella del colle ove sorgono le rende alte suppergiù come la torre.
Questa piccola lezione di idraulica – materia nella quale non ho nessuna competenza – ci serve perchè di torri piezometriche mi sa che ve ne farò vedere molte, che – non so perchè – sono la mia ossessione.
La seconda cosa che mi ha colpito è stata questa, pochi metri più avanti:

un piccolo capolavoro di umorismo concettuale, con la scritta “Una porta sempre aperta” e la vetrata rotta, forse qualcuno ha trovato la porta chiusa e non l’ha presa molto bene.

A dispetto di questo esordio di suburbana umanità, Olhao si è dimostrata una città piena di fascino.
Dalle intime stradine del quartiere dei pescatori fino ai capannoni decadenti rallegrati dai murales, le cicogne osservano silenziose chi è propenso alla deriva psicogeografica.
La cosa migliore da fare ad Olhao è vagare senza meta, scegliendo istante per istante la direzione da prendere, lasciandosi influenzare dall’atmosfera dei luoghi, trovando ciò che nessuna guida turistica vi indicherà mai, perché certi posti hanno un significato speciale soltanto per voi.

Dove sono?

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