Torri Piezometriche #3

14/07/2010 § Lascia un commento

La torre piezometrica di Èvora svetta imponente tra la stazione di polizia e i resti del tempio romano. Come le compete, è nel punto più alto della città.
Vedi che te lo dicevo che il Portogallo è il posto per eccellenza delle torri piezometriche: non solo le loro slanciate sagome dominano il paesaggio, ma ci si preoccupa persino di dotarle di targhe bilingue che ne illustrano il fondamentale ruolo in ogni acquedotto che si rispetti.

didascalia piezo

piezo schema

Alla deriva

12/07/2010 § 1 Commento

« Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che SAPETE, ma in base a ciò che VEDETE intorno. Dovete essere STRANIATI e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l’alto, in modo da portare al centro del campo visivo l’ARCHITETTURA e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari. »
(Guy Debord)

Ormai l’ho capito. Per quel che mi riguarda il modo migliore di visitare una città è questo: rinunciare agli obiettivi e alle mete prefissate per abbandonarsi alle sollecitazioni del terreno e agli incontri occasionali, vagare senza meta scegliendo istante per istante la direzione da prendere, lasciarsi influenzare dall’atmosfera dei luoghi trovando ciò che nessuna guida turistica vi indicherà mai, perché certi posti hanno un significato speciale soltanto per voi.
Il turismo in senso tradizionale è anacronistico e inutile. Tutto è già stato visto, tutto è già stato vissuto, i monumenti, le chiese e i musei non rappresentano più alcuna sorpresa, non possono essere una scoperta perché già ne abbiamo letto le accurate descrizioni delle guide turistiche, li abbiamo già visti migliaia di volte in foto e documentari, e anzi spesso sono una delusione, non sono mai maestosi come li volevamo, non sono mai illuminati da quella luce straordinaria delle foto del National Geographic.
Meglio vagare per le strade alla ricerca di ciò che veramente ci piace, meglio abbandonarsi al caso che non mancherà mai di sorprenderci con continue novità, piccoli dettagli ignorati dalle guide, scritte sui muri, case, negozietti, motorini scassati, gente seduta per le strade, gatti, luci, ombre, insegne, oggetti smarriti, merde di cane.
È un’attività che può essere svolta solo in solitudine perché richiede l’abbandono completo alle influenze dei luoghi, influenze che inevitabilmente saranno diverse da quelle del pur affiatato compagno di viaggio.

E così, felicemente solo, vago per Èvora, che tanto è una città piccola e quel che c’è da vedere prima o poi ti passa davanti, come il tempio romano che nella notte si manifesta in tutta l’essenzialità delle sue forme.
Me lo diceva Pedro che alcuni dei monumenti di Èvora sono più belli di notte, solo che tra una chiacchera e l’altra si è dimenticato di dirmi quali, che è talmente piacevole parlare con lui che oggi mi son persino fermato a guardare le semifinali dei mondiali solo per il gusto di godermi la sua compagnia, che a me del calcio non me ne frega niente.
Pedro è il gestore dell’ostello in cui sono alloggiato ed è una persona squisita. D’altronde non poteva essere diversamente essendomi stato suggerito da Valérie e Ariane: le ragazze del Quebec non sbagliano un colpo.
L’ostello è quasi vuoto in questi due giorni, quindi è un po’ come essere a casa sua. O a casa mia.

C’è caldo nell’Alto Alentejo. Siam giusto-giusto in the middle of nowhere e l’oceano è molto, molto lontano.
Le imperial – così, sontuosamente qui si chiamano le birre piccole – finiscono in tre sorsate e dopo tutto è come prima.
Gli anziani boccheggiano affacciati sulle finestre basse che danno sui vicoli, fuori dalle mura ci si gode la brezza sulle panchine.
È una serata deliziosa, in cui tutto il corpo è un solo senso e assorbe piacere da ogni poro. Con una strana libertà vado e vengo per le vie, ne sono parte e non c’è nulla di speciale ad attrarmi, tutti gli elementi mi sono insolitamente congeniali.
E’ una sera dolcissima. E’ una sera d’estate del duemilaedieci.

Dove sono?

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