I cugini di campagna

14/06/2011 § 2 commenti

La luna è ottusa. Madre natura non chiama, non ti parla, anche se un ghiacciaio a volte scoreggia. E non prestare ascolto al Canto della Vita.
[dalla Dichiarazione del Minnesota di Werner Herzog ]

Negli Stati Uniti, chi non si adatta a vivere in città e ama la vita all’aria aperta viene chiamato country cousin – letteralmente “cugino di campagna”.
Ecco, io credo di poter essere considerato un cugino di campagna: un po’ perché questo nome mi diverte, un po’ perché cantare in falsetto è d’aiuto a quelli irrimediabilmente stonati come me. Perché coloro che sostengono che non esistono persone stonate raccontano delle gran balle, giacché il controllo della voce lo si fa con l’udito, e se hai l’orecchio un po’ farlocco col cavolo che riesci a cantare intonato. Ti sei mai chiesto perché i sordomuti parlano dicendo frasi incomprensibili come SZHEGHLE FTOO HA FAHFAA? Mica perché han dei problemi alle corde vocali, ma perché non sentono quello che dicono. Provaci te a sparare al buio e vediamo quanti bersagli centri.
Comunque, nella mia piccola carriera di cugino di campagna ho potuto constatare da vicino ciò che già sapevo: che la natura non è un’entità buona e romantica come vorrebbero farci credere i film di Walt Disney o le oasi del WWF, la natura è un sistema spietato che gronda sangue e morte,  un mondo nel quale bisogna lottare strenuamente  per la sopravvivenza tutti i giorni.
Più ti avvicini alla natura e più capisci perché l’uomo se n’è voluto allontanare: caprioli, cinghiali, volpi, scoiattoli, topi, cornacchie, storni, lumache, insetti, erbe infestanti, funghi e malattie sono in perenne ed instancabile competizione con lui per accaparrarsi cibo e, nonostante la supremazia tecnologica dell’homo sapiens, la lotta è impari.
Che piaccia o no, la figura che più si avvicina a ciò che quotidianamente succede in natura è quella del contadino, sì, proprio quello che uccide i caprioli a mani nude, che spara alle cornacchie, che innesca trappole e che sparge veleni, perché la sua sopravvivenza dipende dal raccolto che riuscirà a portare a casa strappandolo a tutti gli altri esseri viventi che come lui se lo vogliono mangiare. E se pensate che i contadini siano spietati fate bene, perché anche madre natura lo è.
D’altronde gli animalisti mica devono occuparsi di queste cose: loro di solito vivono in città e possono passare il loro tempo a preoccuparsi delle foche, delle balene, dei panda o di altri animali che non hanno mai visto in vita loro.
E, dall’alto della mio status di cugino di campagna, a quelli sciroccati che mi chiedono se sento le buone vibrazioni che la natura mi trasmette rispondo che no, non le sento affatto le vostre cazzo di vibrazioni e, siccome tra le mie numerosissime occupazioni c’è stata anche quella di commesso in un sexy-shop, fidati che di vibrazioni io me ne intendo.

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Sconfiggere la morte

24/04/2011 § Lascia un commento

Amore, proprio in un posto dal nome così improbabile dovevo finire?
Senza morte – a-mors – è l’etimologia di questa parola, o almeno così insisteva a dire quella là.
Allora che ci vada lei a spiegarla al contadino che mi ospita, un omino dall’aspetto mite e dai modi gentili che dopo avermi fatto venire gli occhi a spirale coi suoi discorsi di filosofia indiana mi ha confessato di aver catturato e ucciso un capriolo a mani nude.
Invero non si è trattato proprio di una confessione: me ne ha parlato con la spontaneità di chi è conscio che l’uomo è parte della natura e come tutti gli altri animali si difende da ciò che minaccia le sue attività. Si fa presto a fare gli animalisti seduti su una poltrona in città: se invece hai cinque ettari di terreno nel quale hai faticosamente piantato decine di giovani alberi che vengono continuamente scorticati dai caprioli, la tua visione del mondo fa presto a cambiare e il (presunto) amore universale dell’animalista lascia spazio all’istinto di sopravvivenza.
Il cervide, evidentemente poco edotto sulle norme che regolano l’accesso alla proprietà privata, aveva osato oltrepassare il confine in cerca di cibo: d’altronde si sa che i contadini sono animali territoriali e se ti azzardi ad entrare nel loro spazio potresti rimanerci per sempre, soprattutto se hai il pessimo vizio di rosicchiare le cortecce degli alberi danneggiandoli gravemente.
Perché gli agricoltori, anche i più pacifici, diventano delle bestie quando si mette in ballo l’integrità dei loro raccolti: mi torna in mente di quando da bambino si narrava di contadini che sparavano col fucile caricato a sale a chi osava andargli a fregare i marusticani.
E poi ormai è chiaro che chi pratica agricoltura biologica ha un’unica buona ragione per non ricorrere alle armi chimiche: preferisce affrontare il nemico in una sana lotta corpo a corpo.

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