Le ragazze di Olhão

28/06/2010 § Lascia un commento

Davanti alla moderna costruzione dell’Auditòrio Municipal de Olhão è rimasta una vecchia ciminiera: all’ultimo piano vi abita una cicogna.
Se ne sta là lassù, pettinata dal vento, a guardare il panorama e di tanto in tanto fa uno svolazzo verso il mare.
Ad Olhão ci sono altre vecchie ciminiere, tutte abitate, e fermarmi ad osservarle è diventata la mia attività preferita.
Abitare così in alto dev’essere bello ma anche scomodo, chissà che noia quando ti cade giù un asciugamano.
Gli piace stare in alto alle ragazze, sui lampioni, sulle chiese, sui tralicci delle antenne, sui comignoli naturalmente.
E gli piace stare il città alle ragazze, che qui in campagna non ce n’è neanche una.


C’è una scuola elementare con ai lati due lunghi comignoli abitati da due coppie, che dev’essere proprio bello per un bambino crescere all’ombra di un nido di cicogna e se su quei comignoli ci fossero stati dei cani non sarebbe stata la stessa cosa, ne converrete anche voi.
Li devono avere fatti apposta quei due comignoli così alti, che le cicogne non sanno resistere alla tentazione, che se vuoi catturare una cicogna ti basta costruire un comignolo alto che arriva subito, è più forte di lei.
Però si vede che non ci sono abbastanza comignoli – crisi degli alloggi – e allora fan dei nidi un po’ dappertutto, sui lampioni, sulle chiese, sui tralicci delle antenne – l’ho già detto – che hanno fatto il nido anche su due alberi altissimi che quando tira il vento, che qui tira per davvero, chissà che rumba là in cima.
E mentre noi guardiamo in alto e diciamo “vé quante cicogne”, sicuramente loro guardano verso il basso e dicono “vè quanti uomini”, che se volessero ci cagherebbero in testa, ma non lo fanno che sono educate.

Fermare il tempo

22/04/2010 § Lascia un commento

Fino a pochi giorni fa non possedevo una macchina fotografica, che nella mia vita son sempre andato a scrocco usando quella di famiglia o quella delle morose.
Come se non bastasse, un anno e mezzo fa ho incidentalmente cancellato tutto il contenuto del mio hard disk, comprese centinaia di foto, ma son sopravvissuto lo stesso.
Il colpo fatale alla mia carriera di fotografo lo diede però Tonino Guerra, che in un intervista raccontò di quella volta in Uzbekistan che lui e Michelangelo Antonioni stavano viaggiando sul cassone di un camion sul quale ad un certo punto salirono tre santoni dalla lunga veste bianca.
Rimasero silenziosi per tutto il viaggio, poi quando scesero Antonioni scattò loro una Polaroid, gliela consegnò, ma questi gliela restituirono subito dicendogli:
“Perché fermare il tempo?”
E a me ‘sta cosa colpì molto e per anni non ho fatto foto e non ne ho voluto sapere di comprarmi una fotocamera, che metti te che fermo il tempo e poi succede come col Portaro che non riparte più.
Poi ho notato che tutti continuavano a fare foto ma che il tempo non si fermava, e allora ho mandato a cagare i tre santoni, Tonino Guerra e anche Antonioni – che tanto è morto – e mi sono comprato una macchina fotografica, così ho anche un’arma in più per vessarvi.
La prima foto che ho scattato in Portogallo è questa:

che voi direte che era meglio prima, quando non avevo la macchina fotografica.
Ma questa foto ha un perché: è la prima immagine che ho avuto di Olhao, così come la si vede arrivandoci da Quelfes ove abito, e a me colpì molto per via dell’enorme torre piezometrica dell’acquedotto che è spropositatamente più alta di tutti gli edifici circostanti.
Le torri piezometriche sono dei serbatoi che servono a far sì che l’acqua, per via del principio dei vasi comunicanti, arrivi fino all’ultimo piano di tutte le case , quindi devono essere un po’ più in alte della casa più alta della città.
Diamine – mi son detto – han voluto star sul sicuro gli ingegneri dell’acquedotto di Olhao che han costruito ‘sta torre che svetta altissima sul profilo della città.
Poi ho capito che quell’altezza è giustificata da un quartiere che sorge fuori dalla foto, a destra, sopra un’altura, dunque l’altezza delle case sommata a quella del colle ove sorgono le rende alte suppergiù come la torre.
Questa piccola lezione di idraulica – materia nella quale non ho nessuna competenza – ci serve perchè di torri piezometriche mi sa che ve ne farò vedere molte, che – non so perchè – sono la mia ossessione.
La seconda cosa che mi ha colpito è stata questa, pochi metri più avanti:

un piccolo capolavoro di umorismo concettuale, con la scritta “Una porta sempre aperta” e la vetrata rotta, forse qualcuno ha trovato la porta chiusa e non l’ha presa molto bene.

A dispetto di questo esordio di suburbana umanità, Olhao si è dimostrata una città piena di fascino.
Dalle intime stradine del quartiere dei pescatori fino ai capannoni decadenti rallegrati dai murales, le cicogne osservano silenziose chi è propenso alla deriva psicogeografica.
La cosa migliore da fare ad Olhao è vagare senza meta, scegliendo istante per istante la direzione da prendere, lasciandosi influenzare dall’atmosfera dei luoghi, trovando ciò che nessuna guida turistica vi indicherà mai, perché certi posti hanno un significato speciale soltanto per voi.

Dove sono?

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