Sconfiggere la morte

24/04/2011 § Lascia un commento

Amore, proprio in un posto dal nome così improbabile dovevo finire?
Senza morte – a-mors – è l’etimologia di questa parola, o almeno così insisteva a dire quella là.
Allora che ci vada lei a spiegarla al contadino che mi ospita, un omino dall’aspetto mite e dai modi gentili che dopo avermi fatto venire gli occhi a spirale coi suoi discorsi di filosofia indiana mi ha confessato di aver catturato e ucciso un capriolo a mani nude.
Invero non si è trattato proprio di una confessione: me ne ha parlato con la spontaneità di chi è conscio che l’uomo è parte della natura e come tutti gli altri animali si difende da ciò che minaccia le sue attività. Si fa presto a fare gli animalisti seduti su una poltrona in città: se invece hai cinque ettari di terreno nel quale hai faticosamente piantato decine di giovani alberi che vengono continuamente scorticati dai caprioli, la tua visione del mondo fa presto a cambiare e il (presunto) amore universale dell’animalista lascia spazio all’istinto di sopravvivenza.
Il cervide, evidentemente poco edotto sulle norme che regolano l’accesso alla proprietà privata, aveva osato oltrepassare il confine in cerca di cibo: d’altronde si sa che i contadini sono animali territoriali e se ti azzardi ad entrare nel loro spazio potresti rimanerci per sempre, soprattutto se hai il pessimo vizio di rosicchiare le cortecce degli alberi danneggiandoli gravemente.
Perché gli agricoltori, anche i più pacifici, diventano delle bestie quando si mette in ballo l’integrità dei loro raccolti: mi torna in mente di quando da bambino si narrava di contadini che sparavano col fucile caricato a sale a chi osava andargli a fregare i marusticani.
E poi ormai è chiaro che chi pratica agricoltura biologica ha un’unica buona ragione per non ricorrere alle armi chimiche: preferisce affrontare il nemico in una sana lotta corpo a corpo.

Licenza di uccidere

28/04/2010 § Lascia un commento

Con la primavera sono comparsi i primi insetti, compresi quelli nocivi, ove per nocivi s’intendono quelli che vogliono ciò che vogliamo anche noi: la frutta.
Uno di questi ha l’inquietante nome di Capnodis Tenebrionis, è lungo circa 4 cm, nero con chiazze bianche e quando ne trovo uno l’ordine impartitomi è chiaro e inequivocabile: ucciderlo.
L’altro giorno Gil si è lanciato in una battuta di caccia e ne ha decapitati cinquanta a mani nude. Sì, perché hanno un esoscheletro durissimo e il modo migliore per eliminarli è staccargli la testa,
Io mi sono limitato a venticinque usando i guanti, un po’ perché ho ancora qualche remora, un po’ perché il vero assassino professionista usa sempre i guanti e io ci tengo ad avere stile, anche se solo di fronte ad un insetto.
In verità sono facili da catturare, sono molto lenti e quando si accorgono della presenza umana fanno due passettini di lato poi – se fanno in tempo – si lasciano cadere dal ramo sperando di nascondersi nell’erba sottostante.
Che noi – intendo noi come razza umana – siamo molto più furbi di te e sotto gli alberi l’erba l’abbiamo tolta tutta e anche se ti tuffi di sotto ti vedo subito e ti prendo. Ne devi mangiare di albicocche caro il mio coleottero prima di fregarci, siam mica andati sulla Luna per niente.
Gil – che lui di solito è motlo pacato anche nel linguaggio – li chiama the bastards ed è particolarmente preso dalla comparsa di questi insetti che minacciano il suo frutteto, che del resto è la sua unica fonte di guadagno e la sua ragione di vita.
Io invece non ho nessun coinvolgimento emotivo, sono solo una scimmia che esegue gli ordini senza pensare, cosa vuoi che me ne freghi a me delle albicocche di Gil, a me preoccupa di più sapere che a Maria, la sua compagna, piace Toto Cutugno, quello si che mi fa incazzare, son fatto così, mi appassionano solo le cose inutili.
Mi dicono di decapitare insetti e io lo faccio, se mi avessero ordinato di fargli la pedicure gliela avrei fatta, solo che avendo ognuno sei zampe diventava una storia lunga.
Così è il lavoro, esegui ordini senza lasciati invischiare in questioni etiche che ti paralizzerebbero.
Ti dicono di stringere dei bulloni e te li stringi.
Ti dicono di vendere prodotti finanziari truffa e te li vendi.
Ti dicono di dire “Non è in ufficio” e te lo dici, anche se è di là in ufficio a leggere il giornale.
D’altronde, se volete la frutta bisogna che in qualche modo la difendiamo e anziché uccidere a casaccio tutti gli insetti bombardandoli con le armi chimiche, noi facciamo un lavoro mirato e pulito, come ogni killer che si rispetti.
E ogni volta che gli stacchi la testa – CRICK! – fa un rumore secco che è in piccolo il suono che farà la testa del cane dei vicini quando gliela staccherò, che lì sì che ci sarà coinvolgimento emotivo, lo farò per vendetta personale mica per lavoro, ma questa è un’altra storia.

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