L’allegro mietitore

23/05/2012 § 7 commenti

L’avevo scoperta la scorsa estate grazie al mai abbastanza elogiato Nicola di Orto di Carta che mi aveva insegnato ad usarla.
Ora il caso ha voluto che ne ritrovassi una tra gli attrezzi lasciati qui dal proprietario della casa ove abito.
È una falce, uno strumento antico che sta vivendo una seconda giovinezza grazie agli adepti dei nuovi modi di fare agricoltura in modo sostenibile.
Infatti, se si dispone di una falce dotata di manico regolabile e di una lama ben affilata, non solo ci si trova tra le mani un attrezzo dalle inaspettate potenzialità, ma tagliare l’erba diventa un piacere del quale si rischia di non poter più a fare a meno.
Regolando la posizione dei manici alle dimensioni del proprio corpo, la si può utilizzare mantenendo la schiena perfettamente diritta; un ben dosato movimento rotatorio del busto garantirà che il vostro lavoro avvenga con uno sforzo contenuto. Un po’ di pratica con l’attrezzo vi consentirà di ottenere una velocità di taglio sorprendentemente elevata e una notevole precisione nel falciare anche negli angoli più difficili.

Non si tratta di nostalgia del passato o di un testardo rifiuto delle tecnologie moderne: la falce ha enormi vantaggi rispetto al decespugliatore e alla falciatrice.
Niente rumore assordante di motori a scoppio, niente gas di scarico che ti arrivano dritti nel naso, nessun frammento di erba che ti schizza addosso imbrattandoti da capo a piedi, nessun bisogno di utilizzare una maschera protettiva, niente cuffie antirumore, niente guasti meccanici, nessuna spesa di carburante e manutenzione.
Solo un lento ed armonioso movimento della lama. Solo la soddisfazione di sentire i fili d’erba che cadono sotto la pressione dei vostri muscoli. Solo la naturalezza di eseguire un lavoro seguendo il vostro ritmo e non quello di una macchina. Solo il piacere di fermarsi di tanto in tanto per riposarsi un istante, guardare il paesaggio e ravvivare il filo della lama sfregandola col la cote, l’apposita pietra. In altre parole, è un gesto di profonda bellezza che coinvolge appieno corpo e mente appagandoli entrambi.
Ecco spiegato perché la falce è diventata immediatamente il mio strumento prediletto: ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara scendo in giardino, la imbraccio e taglio un po’ d’erba. È il modo che ho io di scacciare la tristezza e regolare la circolazione: dopo una mezz’oretta mi sento soddisfatto ed in pace con il mondo.

Solo, dovrei smetterla di falciare indossando la mia felpa nera col cappuccio: i vicini cominciano a guardarmi con sospetto.

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§ 7 risposte a L’allegro mietitore

  • Harlock ha detto:

    Quando ero piccolo ne avevamo una, avevo dieci anni e gia la sapevo usare. Poi abbiamo cambiato casa …siamo diventati “cittadini” e la falce l’abbiamo regalata a mio cugino. Quando la rivedo, appesa nella sua capanna degi attrezzi, mi viene nostagia di quei anni oramai lontanissimi!

  • meeme ha detto:

    …e non solo !!
    Lo sai che il vitino di vespa di Mauro Corona deriva pari pari per sua stessa dichiarazione dalla giovinezza passata a sfalciare ??

  • meeme ha detto:

    Meglio questo che ubriacarsi con una bottiglia intera di Fernet 🙂

  • legemmedigiommi ha detto:

    grande! Avvicinandomi con sempre maggiore sintonia alla Terra, anch’io sento la discrasia tra le tecnologiche modernità (ne hai descritto benissimo tutte le negatività) ed il senso stesso dello stare su quella terra. L’interazione Uomo Terra è qualcosa di molto complesso , che richiede tanta sensibilità.
    Ti seguirò con piacere…

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