Torri Piezometriche #9

08/05/2013 § Lascia un commento

Roncocesi

Torri Piezometriche #8

20/02/2013 § Lascia un commento

Torre Piezometrica Sassuolo (foto: Chiara Soldati)

(foto di Chiara Soldati)

Pare che fosse addirittura Goethe a dire che niente è più difficile da vedere con i propri occhi di quello che si ha sotto il naso.
Infatti, a furia di girare il mondo a caccia di torri piezometriche, non ho notato quelle che ho sotto casa. Ecco allora che, grazie a questa bella immagine, posso omaggiare la torre che accompagna la massiccia silhouette del Palazzo Ducale di Sassuolo. E questo è niente, perché è proprio nella mia città natale che sorge uno degli esempi più clamorosi di questi manufatti: la torre piezometrica dello stabilimento delle ceramiche Marazzi, ornata sulla cima nientemeno che da una madonnina illuminata, proprio come il duomo di Milano. Spero di catturarne presto un’immagine che ne renda degnamente la gloria.

Riassunto delle puntate precedenti

18/02/2013 § Lascia un commento

Nonostante le insistenti richieste giuntemi da più parti, continuo a latitare nell’opera di rimpolpare questo blog.
In attesa della primavera che lo farà gloriosamente rifiorire (è una promessa da marinaio la mia, oramai lo si è capito) i pochi sfortunati che non hanno ancora potuto godere delle mie avventure extra-agricole potranno rifarsi leggendo gli articoli che scrissi qui e qua che vagamente rendicontano di cosa è successo negli ultimi mesi, oltre a rafforzare in me la convinzione che Salti Mortali sia non solo il titolo di un blog ma di una vita intera.

La notte dei fagiolini viventi

11/06/2012 § 1 commento

Benvenuti ragazzi.

L’allegro mietitore

23/05/2012 § 6 commenti

L’avevo scoperta la scorsa estate grazie al mai abbastanza elogiato Nicola di Orto di Carta che mi aveva insegnato ad usarla.
Ora il caso ha voluto che ne ritrovassi una tra gli attrezzi lasciati qui dal proprietario della casa ove abito.
È una falce, uno strumento antico che sta vivendo una seconda giovinezza grazie agli adepti dei nuovi modi di fare agricoltura in modo sostenibile.
Infatti, se si dispone di una falce dotata di manico regolabile e di una lama ben affilata, non solo ci si trova tra le mani un attrezzo dalle inaspettate potenzialità, ma tagliare l’erba diventa un piacere del quale si rischia di non poter più a fare a meno.
Regolando la posizione dei manici alle dimensioni del proprio corpo, la si può utilizzare mantenendo la schiena perfettamente diritta; un ben dosato movimento rotatorio del busto garantirà che il vostro lavoro avvenga con uno sforzo contenuto. Un po’ di pratica con l’attrezzo vi consentirà di ottenere una velocità di taglio sorprendentemente elevata e una notevole precisione nel falciare anche negli angoli più difficili.

Non si tratta di nostalgia del passato o di un testardo rifiuto delle tecnologie moderne: la falce ha enormi vantaggi rispetto al decespugliatore e alla falciatrice.
Niente rumore assordante di motori a scoppio, niente gas di scarico che ti arrivano dritti nel naso, nessun frammento di erba che ti schizza addosso imbrattandoti da capo a piedi, nessun bisogno di utilizzare una maschera protettiva, niente cuffie antirumore, niente guasti meccanici, nessuna spesa di carburante e manutenzione.
Solo un lento ed armonioso movimento della lama. Solo la soddisfazione di sentire i fili d’erba che cadono sotto la pressione dei vostri muscoli. Solo la naturalezza di eseguire un lavoro seguendo il vostro ritmo e non quello di una macchina. Solo il piacere di fermarsi di tanto in tanto per riposarsi un istante, guardare il paesaggio e ravvivare il filo della lama sfregandola col la cote, l’apposita pietra. In altre parole, è un gesto di profonda bellezza che coinvolge appieno corpo e mente appagandoli entrambi.
Ecco spiegato perché la falce è diventata immediatamente il mio strumento prediletto: ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara scendo in giardino, la imbraccio e taglio un po’ d’erba. È il modo che ho io di scacciare la tristezza e regolare la circolazione: dopo una mezz’oretta mi sento soddisfatto ed in pace con il mondo.

Solo, dovrei smetterla di falciare indossando la mia felpa nera col cappuccio: i vicini cominciano a guardarmi con sospetto.

Il guanto di sfida

16/05/2012 § 1 commento

Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso (Guy Debord)

Da un po’ di tempo, quando al supermercato maneggio frutta e verdura lo faccio a mani nude, senza utilizzare l’apposito guanto usa e getta che severi cartelli invitano ad usare.
Non è per sbadataggine o per scarso senso civico: è un gesto che faccio con piena consapevolezza.
Ingannati dal loro aspetto lucido ed asettico, evidentemente ci siamo dimenticati che quella frutta e verdura provengono dalla terra e non da una camera sterile, che sono state esposte per mesi a insetti, vermi e merda di animali e che raccolta e stoccaggio avvengono senza troppa preoccupazione per la pulizia, dunque maneggiarli coi guanti è un’attenzione tardiva e del tutto fuori luogo.
Ma il vero problema è un altro.
A meno che i vegetali non provengano da colture biologiche, sicuramente sono stati trattati con abbondanti dosi di pesticidi, sostanze che un’apposita legislazione e le avvertenze stampigliate a caratteri piccoli sulle loro etichette vi invitano ad utilizzare seguendo severe precauzioni che hanno un solo scopo: evitare che vengano a contatto con chi le utilizza e chi gli sta attorno. E indovina perché? Perché i pesticidi sono veleni, non solo per gli insetti e per le erbacce ma anche per l’uomo.

Dovrebbe allora essere chiaro che utilizzare precauzioni igieniche da sala operatoria per maneggiare una mela al supermercato è paradossale e distrae l’attenzione dal vero problema: se chi ha toccato le mele prima di me si era infilato le dita nel naso è veramente poca cosa rispetto al fatto che quella mela è ricoperta da veleni che potrebbero provocarmi un tumore o altri caratteristici segni del progresso. È un po’ come usare i guanti di plastica per maneggiare della barre di uranio preoccupandosi del fatto che sono sporche e non che sono radioattive.

Penso spesso a come i posteri potranno giudicare la nostra epoca delirante, e credo che la scena di un uomo che si preoccupa di usare un guanto per non contaminare una mela avvelenata sia emblematica nonché irresistibilmente ridicola.
Siccome io ci tengo a non risultare ridicolo – non solo oggi ma anche e soprattutto agli occhi dei posteri – mi rifiuto di usare il futile guanto di plastica e proseguo in questo mio piccolo gesto di disobbedienza. Il ferreo disappunto di chi non mancherà di lamentarsi del mio barbaro comportamento potrà essere una buona occasione per intavolare discussioni che vadano finalmente a rovesciare il significato di certi gesti ormai dati per scontati.
O più sbrigativamente, potrò fornire la stessa risposta che Marco, un coltivatore biologico conosciuto in Toscana, diede un giorno ad una massaia che lo stava rimproverando proprio perché maneggiava la verdura senza precauzioni: “Non si preoccupi signora, poi a casa mi lavo le mani!”

 

Autobahn

15/05/2012 § Lascia un commento

Avevo notato subito che la casa dove sarei andato ad abitare era molto vicina all’autostrada: non più di un chilometro a giudicare da un rapido sguardo sulla cartina. Eppure la Manu, lei che ci aveva anche dormito in quella casa, giurava che il rumore dell’autostrada non si sentiva assolutamente.
Ora che ci abito lo posso affermare con certezza: col cazzo che non si sente l’autostrada: si sente eccome!
Non smetto mai di sorprendermi di come i suoni, nella loro intensità e qualità, vengano poco considerati oggigiorno. Si dice sempre che siamo nella società dell’immagine e probabilmente è vero. Eppure i suoni hanno ancora la forza di colpire l’immaginazione in un modo che ciò che percepiamo con gli occhi raramente riesce a fare.
Ecco perché credo che la chirurgia plastica dovrebbe occuparsi, oltre che della parte visibile dei corpi, anche di quella udibile: molto più di limare qualche zigomo o d’aggiungere un paio di ettogrammi di tette, l’accordatura delle corde vocali è l’intervento del quale il mondo ha veramente bisogno.
Sì, si sente l’autostrada dalla casa ove abito ora, ma non dà particolarmente fastidio: è un drone continuo dalla tonalità informe, un rombo che ricorda quello dell’oceano e che si percepisce solo se gli si presta attenzione, comunque molto meglio del caos irrequieto del traffico cittadino o del dover dormire a fianco di una persona che russa.
Mi viene in mente La Monte Young. Il pioniere del minimalismo ha sempre sostenuto che la sua principale ispirazione era stato il ronzio dei pali delle linee telefoniche che attraversavano la zona in cui era cresciuto. Io non sono un musicista, ma sono sicuro che a lungo andare il via-vai dei camion sull’autostrada sortirà qualche effetto su di me: non oso immaginare quale.

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